giovedì 18 settembre 2014

Fine (?)

Tra pochi giorni sarà il compleanno di mio zio, una persona che ammiro molto. Ha trascorso molti anni della sua vita all'estero, lontano dalla casa e dagli affetti. Vado speso a trovarlo, e non è mai a corto di aneddoti da raccontare: il farsi capire, la pioggia ghiacciata, il giorno di paga...

Incominciava esattamente così questa avventura, che è ora arrivata al termine. Qualche giorno fa, sono uscito dal mio dipartimento per l'ultima volta, dopo la discussione della tesi.

Mentre ero in quella piccola stanza e presentavo il mio lavoro, nessun altro pensiero riusciva ad entrare nella mia mente. Finita la presentazione, arrivarono le domande dalla commissione. Ancora una volta, la mente era completamente sgombra di qualsiasi pensiero che non riguardasse simulazioni, antenne e nodi di rete.

All'improvviso, l'esaminatore mi disse: "cosa hai imparato?"

Io rimasi per un attimo attonito, colto da un mare di emozioni, apparse nel giro di pochi secondi. Risposi parlando di come il lavoro di tesi non abbia delle limitazioni come invece hanno i corsi, e altri classici discorsi da repertorio.

In altra sede, avrei risposto diversamente.

Ho imparato che "the world is one's oyster". Conoscevo già questa espressione di Shakespeare, ma solo da poco ho iniziato a credere che il mondo è tuo: puoi fare quello che vuoi, quando vuoi. Basta avere intorno tante belle persone che ti supportano, e che accetterebbero qualsiasi tua destinazione pur di vederti felice. Dedico questo mio traguardo a loro, e le ringrazio infinitamente. Senza di loro niente di tutto questo - la laurea, la Svezia, il blog - sarebbe stato possibile.

Colgo l'occasione per dire che questo sarà l'ultimo post di questo blog. Le esperienze vissute potrebbero essere trattate in dei progetti futuri. In quel caso, lo comunicherò qui. Nel frattempo concludo con un piccolo omaggio al tema di questa avventura, che rappresenta l'eccitazione di quando si inseguono i propri sogni.


And nothing can stop us, 
Nothing forever.
Nothing can stop us, 
If we stick together.

domenica 27 aprile 2014

Struggimento - Sehnsucht


Tanta vita scorre dietro ad una storia che non si vuole più far vedere sullo schermo di qualche computer vecchio e impolverato, la cui ventola fa un rumore bestiale in grado di coprire il suono emesso dalle casse a pieno volume. Una vita fatta di posti abbandonati, grida che la tua testa sembra dimenticare ma viene tradita dai riflessi. Una vita fatta di pensieri e viaggi futuristici, che ti mostra com'è semplice mescolare le carte del mazzo ed estrarne una che, in un istante, ti dirotta verso altri lidi.

Persone che non incontrerai mai ma, cercandoti, ti fanno rinnovare la passione per quello che fai. Passi fatti che ti uccidono, ma tu non ti devi voltare indietro. Passi da fare che ti potrebbero uccidere, ma tu devi promettere che non ti volterai indietro.



Una vita struggente che però non trova più etichette per farsi vedere sullo schermo sopracitato.

mercoledì 5 febbraio 2014

La felicità è diventata un indice?


Ormai è tanto tempo che se ne sente parlare. È risaputo. Lo puoi trovare su tutti i social network. Su tutti i muri, sopratutto quelli di chi si lamenta dell'Italia. Cerchi di evitarlo, non pensarci, ma è più forte di te.

Il tasso di corruzione è un indice. Il tasso di disoccupazione è un indice. Il grado di ecosostenibilità è un indice. La felicità è un indice?

E se per assurdo supponessimo che la felicità possa essere misurata con un indice, i fattori sopracitati riuscirebbero a dare un quadro della situazione?

venerdì 10 gennaio 2014

Bicchieri

Di vetro, con disegni, di plastica. Da caffè, con delle ali al posto delle maniglie, di vetro colorato. Nel nostro paese bere e mangiare sono le cose che ci legano di più - bella scoperta! Ad ogni modo, non pensavi potessero segnare l'inesorabile ma avvincente scorrere degli eventi.

Hai passato delle vacanze italiane stancanti ma molto emozionanti. In pochi giorni hai avuto l'occasione di essere ospitato in diverse case. È così che hai potuto godere dell'affetto di chi ti ricorda sempre che nonostante la distanza e le difficoltà di comunicazione sei il benvenuto. Chi ti segue anche se cambi sempre i piani all'ultimo minuto, da incasinato che sei. Chi ti offre tutto il cibo che ti avrebbe voluto dare quando non c'eri. Chi temevi perché non conoscevi, ma sperde le tue paure con un: "solo una stretta di mano?" e una risata bonaria. Chi ti mostra che la mancanza di terra sotto i piedi e la necessità di creatività per andare avanti in questa generazione sono presenti, in un modo o nell'altro, sia per gli emigranti che non. Chi non ha a che fare con la religione ma ha l'amore attraverso il quale ti devi vedere per affrontare le giornate più difficili.

mercoledì 1 gennaio 2014

L'ultima notte a Stoccolma

Dopo un mese di viaggi, progetti ed esami, l'ultima notte a Stoccolma era arrivata. Per una strana coincidenza, quella notte ci sarebbe stato il concerto dell'unico dei miei gruppi preferiti svedesi che non ero ancora riuscito a vedere da quando mi ero trasferito qua: i Postiljonen. Il volo verso il parentame e le feste sarebbe partito solo poche ore dopo, ma l'occasione era imperdibile, così andai.

Una volta arrivato nel locale, mi sentii stranamente a casa, o forse si trattava solo di un po' di malinconia. Dopo poco la musica trascinante e le luci iniziarono a muoversi a ritmo un po' fricchettone. Una folla di ragazzi un po' hipster si muoveva al rallentatore. Nel frattempo, come sempre, tutti i ricordi di questo anno e mezzo scorrevano davanti ai miei occhi, annebbiati dalle luci e dai suoni.
Quello che c'era di diverso però, era lo stupore riguardo come la vita vada veloce, e come sia possibile cambiare il proprio destino quando si vuole; anche nelle situazioni che sembrano senza uscita. Ritornando all'agosto 2012, pieno di sogni e di speranze, non avrei mai pensato che sarebbe andata così.
Questo non significa che sia andata male. È stata una bellissima avventura. Ho incontrato un sacco di persone che mi hanno permesso, senza prendere aerei, di rendermi conto che quello che considero normale/giusto/sensato è strettamente correlato al piccolissimo angolo di mondo dove avevo trascorso gli ultimi 22 anni della mia vita. Semplicemente, è andata in maniera diversa da come pensavo.
Dopo il concerto, tutto incominciò a scorrere sempre più velocemente. Andai al municipio per un'ultima vista della città. Una volta scavalcate le transenne -apparentemente era troppo tardi per entrare-, vidi Stoccolma notturna in tutta la sua bellezza. Cercai di imprimere quella visione nella mia memoria e ripensai all'incontro con me tra un anno. Oggi so qualcosa in più su quel tizio: sarà molto legato a questa città, ma sarà già migrato verso altri lidi; in cerca di un sogno modesto.

venerdì 13 dicembre 2013

Da un albero a un altro.



Un sacco di cianfrusaglie colorate. Fiori veri e fiori finti. Un'invasione di cavalli di legno svedesi, quelli rossi per intenderci. Un Ciao (il motorino).
Sono sul terrazzo, e oggi c'è un bellissimo sole invernale. Mentre la luce viene filtrata dalle foglie dell'ulivo che cerca di sopravvivere all'inverno, penso al futuro. Le sfide che mi aspettano. Sia nel rapportarmi agli altri che con me stesso.

Ripenso a chi mi consigliava di esplorare nuovi lidi. Aveva ragione, così sono andato alla ricerca di un sogno modesto. Però la porta da cui bussa non è a Stoccolma. A dirla tutta, è a 1048 chilometri da qui.

Pacchi quasi pronti intorno a me. Mentre metto via quelle poche cose che porterò, rivedo l'ultimo anno e mezzo - inutile dirlo. Fiori, strani portafortuna cinesi e pietre islandesi passano dalle mie mani agli scatoloni. La mia visita in Svezia forse non è stata così temporanea, anche se la parola che mi fa sentire più a mio agio nel riferirmi a essa è proprio questa: visita.

Ripenso ad un bellissimo viaggio a Sala, qualche centinaia di chilometri a nord di Stoccolma. Una delle attività principali fu un percorso sugli alberi. In alcuni punti, per poter passare da un albero ad un altro, era necessario agganciare l'imbracatura ad un filo e lasciarsi penzolare tra un tronco e l'altro. Ora, io soffro di vertigini.

E ho le vertigini anche in questo periodo. Come feci allora a Sala, mi tengo stretto a tutto ciò che ho tra le mie mani, chiudo gli occhi; mi butto.

Ciao Stoccolma.
Benvenuta Berlino.

giovedì 21 novembre 2013

Un sogno modesto



tra data rates
e barbe incolte
un sogno modesto

arriva alla porta

bussando

un'altra primavera

da un altro paese


Si ringrazia Thomas per la canzone.

mercoledì 9 ottobre 2013

Un ragazzo socialmente costipato

Stavo ripensando - chissà perché poi quasi tutti i post di questo blog iniziano così - ad un incontro che ebbi con un ragazzo spagnolo che era appena arrivato qua. Ci incontrammo per una pausa caffè - che poi per me non era una vera pausa caffè, visto che ormai ho sviluppato una preoccupante dipendenza per il tè cinese. Ad ogni modo, dicevo, mi raccontò di quando per caso, girando per le stanze del KTH che richiedono codici e carte, si era ritrovato in un dipartimento a lui ignoto.

"Non sapevo se potevo stare lì, allora sono andato da una ragazza svedese che pranzava con dei suoi connazionali. Le ho chiesto informazioni e ci ho chiacchierato un po'".

Un evento normale,no? La mia faccia rimase pietrificata dallo stupore. Mi chiesi, dentro di me: "tu cosa?!? Sei andato ad attaccare bottone con una persona svedese?". Poi ripensai a me un anno fa: la novità, la voglia di socializzare, la voglia di integrarsi. Tutto ciò avrebbe avuto senso.

Tutto questo era nella mia testa oggi, intanto che ero a correre e attraversavo il ponte che collega Nacka e Boo. Una quantità impressionante di alberi dalle foglie rosse e gialle si mescolava alle casette di legno sugli scogli. Nonostante il paesaggio da quel ponte continui a lasciarmi senza fiato penso che stare un anno in Svezia mi abbia reso socialmente costipato.

giovedì 3 ottobre 2013

Lettere di motivazione

In questi giorni di vecchie e nuove lettere di motivazione ripenso alla kitsch torre Eiffel che luccica, e alle emozioni che ti consumano quando meno te l'aspetti. Anche mentre stanno cercando di venderti un qualche pezzo di metallo che dovrebbe vagamente ricordare ciò che dovrebbe rimanerti in mente di un paese.

Ripenso ai fuochi d'artificio sull'Overture di Tchaikovsky. Ripenso ai fuochi su un arco attraverso il quale ho osservato il futuro per un anno. I fuochi in una periferia che sembra di dimenticarsi di tutto, ma non del calore umano.

Proprio quello al quale pensi mentre fai il conto alla rovescia delle settimane che ti separano dalla nuova e ancor più complicata avventura, cercando di portare tutti gli ingranaggi in funzione alla massima potenza. Guai a perderne alcuni per strada, pena l'infelicità.

giovedì 26 settembre 2013

Il mio amico A parte per Torino

Un mio caro amico sta per iniziare una nuova avventura. Lo chiameremo Alfonso, a causa della grande simpatia che entrambi abbiamo per la canzone di Levante.

Tra un racconto e l'altro riguardanti metafore sulla vita, alcune delle quali hanno a che fare con urine ed escrementi, ho avuto modo di conoscerlo. Conoscere i suoi sogni e le sue speranze. Il più grande di questi -secondo me- è scrivere. Leggo spesso quello che produce. È ironico e pungente, e riesce a tirare fuori delle conclusioni serissime anche dalla cosa/evento/libro più superficiale che possa esistere. 

Alfonso è stato ammesso ad una tra le più prestigiose scuole italiane di scrittura, e tra poco si trasferirà a Torino. Così come a suo tempo lui fece per la mia partenza, vorrei fargli un augurio.

Il classico per il meglio è più che scontato e ovvio, pertanto vorrei aggiungere qualcos'altro a cui pensavo stamani quando ero a lezione di Wireless Networks. Un professore cinese dal taglio di capelli "a funghetto", come avrei detto da bambino, parlava di come eliminare le interferenze. Cercando suonare un po' spirituale nello spiegare i vantaggi della stima della qualità del canale di comunicazione, diceva che se abbiamo l'occasione di conoscere qualcosa allora non ne avremo paura. Inoltre, parlando della complessità e il costo di questa stima, diceva che conoscere qualcosa porta sempre a delle sofferenze.

Ad ogni modo -dicevo- gli auguro di mettersi in gioco, e di perdere tutte le convinzioni che aveva. Di soffrire e scoprire tanto  su se stesso; per poter arrivare sempre più vicino a fare ciò che lo fa sentire vivo. A prima vista sembra più una maledizione che un augurio, ma non è così, giuro!

In bocca al lupo Alfonso! 

lunedì 2 settembre 2013

La linea sottile

Camminando, nel tunnel che porta alla linea blu a T-Centralen. Sai bene in che direzione devi andare. Centinaia di persone sono lì con te. Sono davanti, dietro e accanto a te. La maggior parte di loro guarda il cellulare e chi non lo fa fissa in terra lo spazio che ha davanti. Tutti si muovono in silenzio. L'eco dei passi fa apparire l'ora di punta come un'invasione della città da parte di un esercito che sembra non sentire il bisogno di parlare, o di esprimere emozioni.

Camminano, a ritmo scandito da un orologio atomico. Camminano, come incastrati in un puzzle semovente. Camminano, sulla linea sottile tra il rispetto degli altri e il menefreghismo.

venerdì 9 agosto 2013

Un anno in Svezia - forza e coraggio

Un anno fa scrivevo "pilgrim sailed the seas | found a brave new world" su questo blog, nato per documentare la mia avventura. Se chiudo per un attimo gli occhi rivedo quel momento nitidamente. Le emozioni, le convinzioni, la curiosità. Tutto ciò che doveva ancora essere distrutto, per poi esser ricostruito, in maniera più coerente e stabile. Ma certi edifici antichi nella mente servono, anche se non è proprio la prima cosa alla quale si pensa mentre si osservano i loro resti. Servono per prendere il coraggio per navigare i mari e conoscere un impavido mondo nuovo, per l'appunto.

Ripensare a quel momento mi fa riflettere su chi ero un anno fa, cosa ho vissuto durante questi ultimi 365 giorni, e chi sono oggi. Le domande scomode, quei giorni e dove le regole della Svezia classica non valgono sono solo alcuni rapporti di avventure dal valore inestimabile. Le molteplici esperienze risiedono nella mia mente, da qualche parte. Sotto forma di immagini e sensazioni che rievoco grazie alla musica.

Quante cose ignoravo o davo per scontate, e chissà quante ignoro ancora! Spero comunque di essere sempre più vicino a diventare in un modo o nell'altro quel buffo e loquace individuo che è me tra un anno. Come direbbe una mia carissima amica, "forza e coraggio". La strada da fare è ancora tanta, ma ha anche tanto da darmi.

giovedì 1 agosto 2013

Le parabole zen di zia Assunta: il lavoro

Oggi ho iniziato a dare un'occhiata ad un progetto interessante al quale vorrei lavorare, e non ho potuto fare a meno di pensare alla zia Assunta. Per chi ha avuto la fortuna/sfortuna - sta a voi decidere - di non imbattersi in lei finora, ne ho parlato per la prima volta qui.

Una volta mi raccontò una delle sue parabole zen riguardo la sua prima esperienza di lavoro in Canada (trovate alcuni chiarimenti tra parentesi quadre).

Oh nini che ci vuoi fa', quando si lavora ci si deve da' da fa'! Quando ero in Canadà col tu' zio lavoravo in una scioppa [negozio] di scarpe gestita da dei giuiffi [ebrei], quelli ci san fa' con gli affari.


Zia Assunta che si prende un riposino dal suo lavoro coi giuiffi

Lavoravo come 'na matta, ma loro mi portavano così [porta il palmo della mano in alto, e lo rivolge al soffitto]Lavoravo e cantavo insieme ai polacchi, anche se ognuno cantava le su' canzoni.

Dopo che smisi di lavorarci e tornai in Italia il padrone mi disse che c'avevano messo tre donne a fa' il lavoro che facevo io!

Le altre parabole zen di zia Assunta:

La tazza di tè
Alla ricerca del pollo perduto
Pattinare sul ghiaccio

martedì 9 luglio 2013

Daltonismo, riot a stoccolma, domande scomode

Depeche Mode

Passando davanti ad un'edicola, durante le mie brevi vacanze in Italia, ho deciso di comprare l'Internazionale. Uno dei miei giornali preferiti. Dopo pochi minuti che lo stavo sfogliando sono rimasto colpito dalle parole di William Falk, dal settimanale "The week". Parlando di razzismo, si chiede: "Non sarebbe bello essere tutti daltonici?". Improvvisamente mi sono ricordato di una curiosa vicenda, avvenuta durante i riot nei quartieri di immigrati a Stoccolma (qua un'analisi molto interessante).

In quel periodo stavo lavorando ad un progetto. Tre gruppi di sette studenti dovevano sviluppare delle applicazioni Android. Io ero in uno di quei gruppi e condividevo un laboratorio al Royal Institute of Technology con gli altri colleghi. Là ci trovavamo tutti i giorni, a seconda degli impegni personali, per sviluppare i nostri progetti. Gli studenti che lavoravano nel laboratorio giornalmente erano di diverse nazionalità. C'erano anche un ragazzo e una ragazza svedesi.

Lei sedeva alla mia destra, un paio di posti più in là di me; lui era nel banco davanti al mio. Lei, pelle bianca latte e capelli biondi lunghi (abbiamo già parlato di lei qui); lui, pelle scura e capelli neri corti. Lei, svedese e abitante di Stoccolma da molte generazioni; lui, nato in Svezia da genitori provenienti da fuori dall'Europa.

Verso la metà della mattinata un collega cinese si avvicinò a me e mi chiese come mai c'erano stati dei riot durante la notte. Sia il ragazzo svedese del banco davanti che la ragazza svedese alla mia destra si girarono verso di me. Iniziarono a fissarmi, in attesa della risposta. L'atmosfera diventò difficilmente sostenibile, e quei tre secondi di silenzio sembrarono giorni. Così come un testimone in un processo, risposi usando il minor numero di parole possibile, in modo da cercare di non dare agli altri la possibilità di reagire.

"Un uomo portoghese è stato ucciso per sbaglio dalla polizia, e gli immigrati hanno colto questa occasione per manifestare il loro malcontento". Le parole uscirono rapide e sterili dalla mia bocca. Gli svedesi, dopo un attimo di riflessione, tornarono a fare le loro cose.

lunedì 24 giugno 2013

Ringraziamenti di mezza estate

On air: New map, M83

La frase che viene ripetuta più spesso dalle persone che ho intorno è: "sembra tutto un altro paese!". Con questa espressione ci si riferisce all'enorme differenza tra l'estate e l'inverno che abbiamo vissuto in Svezia. Buio e luce, sfioriture e fioriture, gente che viene e gente che va. Il culmine di tutto ciò è stato raggiunto durante il 21 di giugno, ovvero la festa di mezza estate (midsommar).


Durante questa lunghissima giornata ho avuto modo di assistere alle danze intorno al midsommarstång, sedere davanti ad un falò nei boschi, e stendermi sulla spiaggia a contemplare il chiarore che continua a persistere durante quelle due ore in cui il sole è ufficialmente sotto l'orizzonte.


Davanti a quel mare calmo che rifletteva la luce che occupava il cielo, i pensieri erano miliardi. Delle istantanee scorrevano velocemente nella mia mente. Visualizzavo ognuna di queste per una frazione di secondo, come se si succedessero ad un ritmo di rullo di tamburi continuo.


I luoghi in cui mi sono perso, i luoghi di cui mi sono innamorato; i problemi che mi hanno assillato, le cose belle che mi sono accadute. L'attrattiva e il ribrezzo che vedo e vivo tutti i giorni in questo paese.

Tutte le istantanee hanno però una caratteristica comune: nell'inquadratura una personalità è sempre presente. Italiana, francese o svedese; turca, rumena o cinese. È una persona che mi ha accompagnato, a volte inconsapevolmente, nel mio cammino. E gli/le sono veramente grato per questo.

lunedì 17 giugno 2013

La grinta



Stavo ripensando ad un articolo che ho letto. Una psicologa ha stabilito qual è il fattore più importante per il successo nella vita. Non il talento, né la bellezza, ma la grinta. La perseveranza nel portare avanti le battaglie, per cercare di realizzare la vita che si sogna. Quella alla quale si pensa quando, in un momento di ispirazione, ci astraiamo dal presente e vediamo in un lontano futuro.

Una cosa che non mi aspettavo, è che i sogni a volte uccidono. Provocano frustrazioni inimmaginabili, al punto di riportarci in quel passato dal quale ci eravamo proiettati nel futuro, e chiederci dove abbiamo sbagliato. Cos'è che ci ha portato a osare tanto, cosa ci ha portato a mettere a repentaglio la sicurezza in noi stessi.

Però niente è sbagliato in questo caso, perché quello che abbiamo scelto lo abbiamo scelto con la testa di chi sogna. E forse i sogni ad occhi aperti sono i fenomeni che arricchiscono di più la vita. Realizzarli fa andare lontanissimo, là dove non avremmo mai osato con la banale razionalità. Pongono delle grandi ed eccitanti sfide. Ma soprattutto, ci fanno conoscere ed ascoltare il nostro corpo e la nostra mente, nella speranza di raggiungere il momento in cui i nostri colori si confondono con quelli degli altri, impedendo di individuare eventuali bordi; guardiamo alle nostre spalle e ridiamo di come eravamo stupidi.

giovedì 30 maggio 2013

Night wind sent

Metti un autobus che si avventura nella notte, in una delle isole periferiche di Stoccolma. Metti il paesaggio inumidito dalla pioggerella pomeridiana. Metti i giochi di luce creati dalle riflessioni dell'acqua. Metti una cover di una canzone di Blondie, eseguita da Mina.

Tra una parola e l'altra i pensieri si affollano nella mente. La voce che entra nei padiglioni auricolari è unica. L'accento italiano della tigre di Cremona, a volte un po' pesante, rende l'esecuzione perfetta. Si annida tra una vocale e l'altra, e dà calore a chi lo ascolta. E il brano viene fuori diverso da come ci si aspetterebbe, ma non per questo non è bello.

A volte ci sono dei pregiudizi radicati talmente in profondità che impediscono alla mente una positiva valutazione di un'esecuzione. Impediscono di apprezzare quelli che, a prima vista possono essere considerati difetti, ma che in realtà danno il valore aggiunto che rende una cover unica; nonostante la grande sfida che ci si pone nel decidere di reinterpretare un pezzo.

lunedì 13 maggio 2013

Domenica, ciliegi e debug

Ciliegi in fiore a Kungsträdgården. Si ringrazia Giulia per la foto.

Stavamo camminando, mentre parlavi. Mentre tutto stava tornando in fiore, mi raccontavi di come quel viaggio ti aveva cambiata. Era buffo il modo con cui ti esprimevi in inglese: studiare ingegneria -in particolare quella che riguarda il settore dell'informazione- fa parlare di esseri umani come fossero macchine, e di problemi come se fossero bugs.

Poco dopo stavo fissando i ciliegi a Kungsträdgården ("il giardino reale", parco nel centro di Stoccolma), e mi venne in mente che ti capivo. A volte il codice sembra perfetto. Le sue linee vengono concepite dopo meticolosi studi simulazioni. Tutto sembra eccellente, finché non arrivi a premere il pulsante "Run". Sì, è quello con il triangolo disegnato sopra. Quello che ricorda tanto il tasto da me più visto in tutta la vita, data la mia grande passione per la musica.

Una volta schiacciato possono verificarsi degli errori di runtime. Questi errori non possono essere rilevati in fase di compilazione del codice. Ci possono volere delle ore, o addirittura dei giorni, per poter capire come fare a risolvere l'errore. In alcuni casi, non è possibile trovare una soluzione al problema, e si deve fare quello che non si vorrebbe mai fare: sostituire il dispositivo che si intende programmare.

giovedì 2 maggio 2013

Dove le regole della Svezia classica non valgono


I raggi di sole entrano dalla finestra. Tutto sembra leggero, etereo. Le condizioni ideali per far sì che si crei un microcosmo. Un volume di poche decine di metri cubi in cui le regole della Svezia classica non valgono. Uno spazio dominato da leggi proprie, in contrasto con quelle che spingono dall'esterno, per fare in modo di farlo implodere. Dalle macerie di un mondo che sembra non poter più offrire nulla, un vestito che provoca prurito una volta indossato, nasce uno spazio in cui i due paesi che ti hanno segnato di più ad oggi si fondono. E ti fanno sentire come in una casa fatta di quei vetri strani. Quelli che ti permettono di ricevere i raggi solari e vedere cosa c'è fuori, ma non permettono a chi guarda da fuori di capire cosa ci sia dentro. E ricordo che ho usato la parola casa.

Non so ancora dire con che frequenza queste condizioni ideali si verifichino, e quali siano i fattori maggiormente influenti. Ma fintanto che si verificano, ci si può sentire con entrambi i piedi per terra, tanto per citare un altro italiano all'estero.